Guida di Berlino


Berlino

Berlino  è la maggiore città e nel contempo un Land della Germania, quindi una città-stato. Capitale federale della Repubblica Federale di Germania e sede del suo governo, è uno dei più importanti centri politici, culturali, scientifici, fieristici e mediatici d’Europa e, dopo Londra, il secondo comune più popoloso dell’Unione europea.5432543-porta-di-brandeburgo

Geografia

Berlino è situata nella parte orientale della Germania, a 70 km dal confine polacco. È situata nella regione geografica del Brandeburgo, ma non fa parte dell’omonimo Land, da cui è peraltro interamente circondata.

La città ha una superficie molto vasta, di 892 km². L’estensione in senso nord-sud è di 38 km, in senso est-ovest di 45 km.

Il centro di Berlino sorge sulle rive della Sprea (Spree in tedesco), in un’ampia valle di origine glaciale (Berliner Urstromtal) fra gli altipiani di Barnim e Teltow, orientata in senso est-ovest.

Nel quartiere periferico di Spandau la Sprea sfocia nella Havel, che scorre in direzione nord sud, formando i laghi Tegeler See e Großer Wannsee. Nella parte orientale si trova invece il Müggelsee. I laghi berlinesi, nei mesi estivi, sono molto frequentati dai bagnanti.

Berlino è centro della regione metropolitana Berlino/Brandeburgo, che conta (2005) 4.429.847 abitanti.

Storia

Berlino nacque probabilmente come borgo commerciale di origine slava nel XII secolo, in corrispondenza di un’isola della Sprea. Originariamente vi erano due città distinte: Berlino, ad est del fiume, e Cölln, sull’isola, che vennero riunite nel 1307. Non molto resta di quelle antiche comunità, a causa dei ripetuti rivolgimenti successivi.

Nei secoli successivi, Berlino acquistò sempre più importanza sulle altre città del Brandeburgo: nel 1451 divenne residenza dei margravi di Brandeburgo, dal 1701 capitale del regno di Prussia, dal 1871 capitale dell’Impero tedesco. Nel 1920 vennero inglobati molti comuni e città circostanti, creando la “Grande Berlino“, terza città al mondo per numero di abitanti.

Carri armati sovietici e statunitensi si fronteggiano al Checkpoint Charlie, 1961

Capitale della Germania anche durante l’epoca nazionalsocialista, fu uno degli obiettivi principali dei bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, terminata in Europa proprio con la resa incondizionata della Germania l’8 maggio del 1945.

Alla fine della guerra fu divisa in quattro zone d’occupazione, e quindi divisa in due parti concorrenti, i tre settori occidentali (Berlino Ovest) ed il settore sovietico (Berlino Est). Mentre Berlino Est divenne capitale della Repubblica Democratica Tedesca, Berlino Ovest fu un’enclave della Repubblica Federale, e del mondo occidentale, oltre la Cortina di Ferro.

Il Muro di Berlino nel 1986, dipinto sul lato occidentale

L’inizio della Guerra Fredda fu il Blocco di Berlino dal 24 giugno 1948 all’11 maggio 1949, efficacemente contrastato dal cosiddetto Ponte Aereo, il più grande trasporto umanitario della storia, messo in atto principalmente dagli Stati Uniti d’America e dalla Gran Bretagna, che in seguito vennero visti – come anche la Francia – non più come “forze di occupazione”, ma come “forze di protezione”. Anche il successivo tentativo sovietico di annettere Berlino Ovest alla DDR – l’ultimatum di Chruščëv del 1958 – venne respinto dagli Alleati Occidentali. Il 13 agosto 1961 il governo della Germania Est – ottenuto il permesso da Mosca – innalzò il Muro di Berlino, per fermare la fuga in occidente dei propri cittadini.

La solidarietà americana con i berlinesi dell’ovest era condizione essenziale della vita del cosiddetto “avamposto della libertà”; la sua espressione più nota e più incisiva sono le parole pronunziate dall’allora Presidente degli Stati Uniti d’America, John F. Kennedy nel suo discorso tenuto il 26 giugno 1963: Ich bin ein Berliner (it.: “Io sono un berlinese”).

La “caduta del Muro” nella tarda serata del 9 novembre 1989 rese possibile la Wiedervereinigung (riunificazione tedesca), con la quale Berlino è tornata ad essere la capitale della Germania unita.

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In tutta la città gli elementi illesi, restaurati o ricostruiti, convivono con quelli moderni. I risultanti contrasti costituiscono lo stile tipico della Berlino odierna e sono nel contempo una testimonianza indiretta delle distruzioni belliche. Il più noto – e in ogni caso uno dei pochi – edifici che ancora ai primi del XXI secolo, danno una viva idea diretta delle distruzioni dovute ai bombardamenti, agli incendi e alla battaglia finale è la Gedächtniskirche (ossia “Chiesa della Memoria”), conservata allo stato di rudere per volontà della popolazione di Berlino Ovest e circondata dagli elementi architettonici moderni della chiesa nuova, inaugurata nel dicembre del 1961.

Religioni

La lunga tradizione di tolleranza religiosa in Prussia ha portato, nel corso dei secoli, all’immigrazione di diversi gruppi religiosi, perseguitati nella propria patria, anche in dimensioni rilevanti. Anche le ondate di immigrazione diversamente causate hanno portato alla presenza odierna a Berlino di tutte le importanti religioni del mondo. Nel contempo i berlinesi sono noti per essere mediamente poco affezionati alla religione, con più del 60% di atei residenti. Della comunità ebraica berlinese, fin dal Settecento quella maggiore in Germania, solo 6.500 persone erano riuscite a sopravvivere a Berlino – alcuni in quanto coniugati con tedeschi non ebrei, alcuni clandestinamente, grazie anche all’aiuto prestato da molti altri berlinesi – alla Shoah, che uccise 55.000 ebrei berlinesi, mentre oltre 100.000 riuscirono a salvarsi all’estero. La presenza musulmana è legata all’immigrazione degli ultimi decenni, prevalentemente dalla Turchia. L’ultimo censimento dell’appartenenza religiosa risale al 2004; le cifre risultano da quelle fornite da ciascuna comunità religiosa; mancano pertanto alcuni gruppi minori che non hanno collaborato. In particolare risultano:

Approssimativamente il 60% dei berlinesi non appartiene ad alcuna comunità religiosa.

Alexanderplatz

Alex’, così la chiamano i berlinesi, era già nota in epoca medievale come mercato del bestiame, ruolo dal quale derivò il suo primo nome, Ochsenmarkt (mercato dei buoi, appunto). Grande spazio adibito a parate militari e fino alla metà dell’800, fu ribattezzata Alexanderplatz nel 1805, in onore della visita a Berlino dello zar Alessandro I. Negli anni Venti del secolo scorso la piazza era un “il cuore pulsante di una città cosmopolita”: così la definì Alfred Döblin nel suo celebre romanzo Berlin Alexanderplatz, del 1929 (da cui Fassbinder trasse poi una serie televisiva). Poi arrivò il nazismo. In tempi ben più recenti, il 4 novembre 1989, la piazza ospitò una folla di un milione di persone che dimostrando contro il regime della Germania est diede vita alla più grande manifestazione antigovernativa nella storia del Paese. Molti eventi berlinesi si legano ad Alexanderplatz, dove sono ben leggibili i segni lasciati dalle diverse epoche, culture e concezioni urbanistiche. La trasformazione di Alexanderplatz in moderno luogo d’incontro e di shopping prende l’avvio durante la seconda metà del diciannovesimo secolo, epoca alla quale risale la costruzione della S-Bahn, la linea metropolitana di superficie (1882), e quella sotterranea (dal 1913). Devastata durante la guerra, negli anni Sessanta la piazza fu trasformata in un vasto spazio pedonale, troppo grande e grigio per risultare attraente. Molti gli edifici noti, segno evidente dello sforzo di Berlino est di competere con gli alti edifici dell’ovest. Tra questi l’Hotel Stadt Berlin (oggi Park Inn Hotel), 123 m; la Haus der Lehrers (Casa dell’insegnante), sede della commissione degli insegnanti della DDR; la Casa dei Viaggi, curiosa istituzione viste le restrizioni subite dai cittadini della Germania orientale in materia di viaggi; il palazzo dell’editoria, oggi Berliner Verlag – dove è ospitata la redazione del Berliner Zeitung. Negli anni Settanta, sotto Erik Honecker, Alexanderplatz divenne sede di “esperimenti” architettonici fedeli all’estetica d’ispirazione socialista, come la facciata a nido d’ape dell’ex Centrum Warenhaus, (oggi Gruppo Kaufhof), un tempo il principale grande magazzino di Berlino est la cui struttura attuale è stata riprogettata da Josef Paul Kleihues. Ad attirare lo sguardo attento del visitatore sono sicuramente la Fernsehturm (torre della televisione), la costruzione più alta della città (365 m), sormontata da una sfera che durante i Mondiali di calcio del 2006 fu trasformata in un grande pallone rosa. Al suo interno c’è un café con piattaforma panoramica rotante. La Brunnen der Völkerfreundschaft (fontana dell’amicizia tra i popoli) e il Weltzeituhr (orologio mondiale) del 1969, sono da sempre punti di riferimento e d’incontro. La Berolinahaus, di Peter Behrens, appartiene oggi alla catena C&A. Tra gli edifici più moderni, invece, sorge il centro commerciale Alexa, che ospita anche un cinema multisala.

Muro di Berlinomuro-di-berlino

Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese. Fu il simbolo delle divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda. Qui si racconta la sua storia.

I rappresentanti dei paesi vincitrici della seconda guerra mondiale alla conferenza di Potsdam (1945) hanno deciso la divisione della Germania: Seduti da sinistra a destra: Clement Attlee, Harry S. Truman, Josef Stalin; dietro in piedi: William D. Leahy, Ernest Bevin, James F. Byrnes e W. M. Molotow.

Le due Germanie

Come diretta conseguenza della seconda guerra mondiale e della guerra fredda, la Germania, nel 1949, fu divisa. Sul piano economico la Germania occidentale visse negli anni 50 un fortissimo boom, erano gli anni del cosiddetto “Wirtschaftswunder” (miracolo economico). Aiutata all’inizio dai soldi americani, la Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione rispettata per la sua forza economica.
La parte orientale faceva molto più fatica a riprendersi: era svantaggiata all’inizio per le pesanti richieste economiche fatte dall’Unione Sovietica per riparare i danni subiti nella guerra e per la mancanza di aiuti paragonabili a quelli che riceveva la parte occidentale. Inoltre la rigida struttura di pianificazione nazionale dell’economia non favorì lo stesso sviluppo come nella parte occidentale del paese. Più i due paesi si stabilivano al livello politico, più si facevano sentire le differenze per quanto riguarda lo standard di vita.
In quegli anni il confine tra est ed ovest non era ancora insuperabile e per tutti gli anni ’50 centinaia di migliaia di persone fuggivano ogni anno dall’est all’ovest, per la maggior parte erano giovani con meno di 30 anni e spesso persone con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani, che all’ovest si aspettavano un futuro più redditizio e più libero. Questo continuo dissanguamento stava diventando un pericolo serio per la Germania dell’est ed era un’ulteriore causa delle difficoltà economiche di questo stato.

L’erezione del muro

Nelle prime ore del 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell’est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziavano a costruire, davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutte e due le parti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, che avrebbe diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. Non solo a Berlino ma in tutta la Germania il confine tra est ed ovest diventò una trappola mortale. I soldati ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercano di attraversare la zona di confine che con gli anni fu attrezzata con dei macchinari sempre più terrificanti, con mine anti-uomo, filo spinato alimentato con corrente ad alta tensione, e addirittura con degli impianti che sparavano automaticamente su tutto quello che si muoveva nella cosiddetta “striscia della morte”.

Bloccato quasi completamente il dissanguamento economico dello stato, negli anni 60 e 70 la DDR visse anch’essa un boom economico. Tra gli stati dell’est diventò la nazione economicamente più forte e i tedeschi cominciarono a rassegnarsi alla divisione. Di riunificazione si parlava sempre meno e solo durante le commemorazioni e le feste nazionali.

La caduta del muro

Quello che infine, per la grande sorpresa di tutti e nel giro di pochissimo tempo portò alla riunificazione furono due fattori: l’arrivo di Gorbaciov (vedi la foto a sinistra) come leader dell’Unione Sovietica e le crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell’est e specialmente della DDR. Con la “Perestroika”, cioè la radicale trasformazione della politica e della economia e con la “Glasnost”, che doveva portare alla trasparenza politica, Gorbaciov cominciò a cambiare strada all’Unione Sovietica.

I dirigenti della DDR videro questo processo prima con un certo imbarazzo e poi con crescente resistenza. Nel corso del 1989, i cambiamenti democratici, le piccole rivoluzioni nell’economia e nella politica in Polonia, in Ungheria e nell’Unione Sovietica riempivano ogni giorno i giornali in tutta l’Europa, solo nella DDR il tempo sembrava essersi fermato, ma molta gente adesso era impaziente e cominciò a protestare e manifestare apertamente.
Ogni tentativo di lasciare la DDR in direzione ovest equivaleva ancora a un suicidio, ma nell’estate del ’89 la gente della DDR trovò un’altra via di fuga: erano le ambasciate della Germania Federale a Praga, Varsavia e Budapest il territorio occidentale dove si poteva arrivare molto più facilmente!

Cominciò un assalto in massa a queste tre ambasciate che dovevano ospitare migliaia di persone stanche di vivere nella DDR. Ma il colpo decisivo arrivò quando l’Ungheria, il 10 settembre, aprì i suoi confini con l’Austria. Ora, la strada dalla Germania dell’est all’ovest (attraverso l’Ungheria e l’Austria) era libera! La valanga di fuga stava diventando inarrestabile. Anche l’ultimo tentativo da parte del governo della DDR di salvare il salvabile, cioè il cambiamento dei vertici del partito comunista e del governo non servì a nulla. Quando la sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annunciò una riforma molto ampia della legge sui viaggi all’estero, la gente di Berlino est lo interpretò a modo suo: il muro doveva sparire. Migliaia di persone si riunivano all’est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall’altra parte del muro, all’ovest, con ansia e preoccupazione. Nell’incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, dette l’ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall’est e dall’ovest, scavalcando il muro, si incontravano per la prima volta dopo 29 anni.

Kreuzberg, bagnato dal Landwehrkanal, è il quartiere più piccolo di Berlino, ma anche il più popolato e il più multiculturale. Un tempo era il quartiere degli operai berlinesi, oggi è animato dagli immigrati, soprattutto turchi, dagli studenti e dagli artisti alternativi. Nelle sue strade, in particolare lungo l’Oranienstrasse, vicino il canale, si susseguono numerose gallerie, locali alternativi, kneipen e mercanti.

Il Nuovo Museo Ebraico

Il Museo Ebraico di Berlino è dalla sua apertura nel 2001 una delle istituzioni emergenti nel paesaggio museale europeo. Con le sue mostre e le sue collezioni, ma anche grazie al suo programma di manifestazioni e alle attività didattiche, esso è diventato un nucleo vitale della storia e della cultura ebraico-tedesche, inteso come luogo di ricerca, di dibattito e di scambio di opinioni. Un Museo per giovani ed anziani, tedeschi e non tedeschi, ebrei e non ebrei.

L’architettura

Già da tempo la spettacolare costruzione di Daniel Libeskind è una delle immagini emblematiche di Berlino. Nell’originale rapporto tra architettura e contenuto espositivo l’edificio, rivestito di zinco, pone nuovi criteri per l’edilizia museale. Liebeskind battezza il suo progetto between the lines (tra le linee) e rappresenta il difficile percorso della storia ebraico-tedesca servendosi di due linee: l’una diritta, ma frammentata in vari segmenti, l’altra tortuosa, spigolosa e sospesa senza un termine. Nei punti in cui le due linee si intersecano si formano zone vuote, o voids, che attraversano l’intero museo. L’architettura rende tangibile la storia ebraico-tedesca, propone interrogativi e invita a riflettere.

Le Mostre

Su più di 3000 m2 di spazio espositivo la mostra permanente invita ad un viaggio di scoperta nei duemila anni di storia ebraica in Germania. Tredici epoche storiche trasmettono immagini la cultura ebraico-tedesca dal Medioevo ai giorni nostri. Oggetti d’arte e quotidiani, fotografie, lettere, e inoltre spazi interattivi e multimediali descrivono gli stretti legami tra la vita e la cultura ebraica e la storia tedesca. A completare la mostra permanente si aggiunge un vasto programma di mostre periodiche. Oltre a ciò il Museo offre un ricco programma di manifestazioni per giovani e meno giovani: concerti e conferenze, workshops e proiezioni cinematografiche.

Nikolaiviertel (Quartiere Nikolai)

La vecchia Berlino

Il Nikolaiviertel è la più antica zona residenziale di Berlino. Con i suoi vicoli medievali e numerosi ristoranti e locali, è uno dei più amati punti di riferimento per i visitatori di Berlino.

Nel Medioevo, su questo punto passava una via commerciale. Artigiani e commercianti si stabilirono all’incrocio tra il fiume e la via. Intorno all’anno 1200, venne ultimata la Chiesa St.Nikolai, una basilica in pietre gregge del tardo Romanico. Intorno alla chiesa si è sviluppato anche un complesso residenziale con due zone nucleo: Berlino, il complesso residenziale un po’ più grande, è sorto a est del fiume Sprea, il più piccolo, Cölln, direttamente di fronte, sulla riva ovest. Fino alla Seconda Guerra Mondiale, il quartiere era caratterizzato da locande, negozi, cortili e aziende artigiane. Artisti come Kleist, Hauptmann, Ibsen, Casanova, Strindberg o Lessing hanno vissuto o hanno alloggiato qui. A causa dei bombardamenti, il quartiere è stato ampiamente distrutto nel 1944, per molto tempo rimase un cumulo di macerie non utilizzate. Solo alla vigilia del 750° anniversario di Berlino, il cumulo di rovine venne ricostruito sotto la guida dell’architetto Günter Stahn. Sulla base di esempi storici, le case e le strade sono state riprodotte nel modo più esatto possibile in modo tale che si abbia l’illusione di un pezzo della vecchia Berlino. Le più importanti attrazioni, oltre a Nikolaikirche, includono anche l’Ephraimpalais, un palazzo che è un capolavoro dell’architettura dei palazzi del XVIII secolo. Altrettanto bella è la costruzione barocca della Knoblauchhaus, edificio del 1760 i cui ambienti, arredati con mobili preziosi, danno un’idea del mondo dell’alta borghesia.

Unter den Linden

Il boulevard più bello di Berlino

Unter den Linden

Il sontuoso boulevard di Berlino è il vecchio cuore di Berlino e collega la Porta di Brandeburgo con lo Schlossbrücke (Ponte del Castello). Sul viale Unter den Linden si trovano numerosi edifici importanti, come la Humboldt-Universität o la Staatsoper (Opera di stato), nonchè attrazioni come la Neue Wache (Nuova guardia” ) e lo Zeughaus (Arsenale).

Storia

All’inizio i Linden (Tigli) erano un sentiero da percorrere a cavallo, che dal 1573 collegava lo Stadtschloss (castello cittadino) a Lietzow, che più tardi venne chiamato Charlottenburg dal nome della regina Sophie Charlotte, e da là portava oltre fino a Spandau. A partire dal 1701, i Linden vennero continuamente ampliati nel quadro della manifestazione di sfarzi reale e nell’ambito della nuova architettura.

Nel corso del tempo vennero realizzati lo Zeughaus (Arsenale), Friedrichstadt (Città di Federico), e sotto Federico il Grande venne edificato il Palazzo del Principe erede, il Palazzo della Pincipessa, il Teatro dell’opera e il palazzo per il principe Enrico, l’attuale Humboldt-Universität. La notevole prestazione architettonica di Friedrich Schinkel è stata quella di unire le diverse costruzioni e i diversi orientamenti stilistici in un concetto estetico; sono natecosìla Neue Wache, lo Schlossbrücke e al Lustgarten (Giardino dei piaceri) è stata data una nuova forma. Grazie a questo intervento, i Linden sono stati uniti diventando un insieme omogeneo. Alla fine del XIX secolo, il Duomo di Berlino venne edificato di nuovo nello stile eclettico del Guglielmismo.

Il Dopoguerra

In seguito alla Seconda Guerra Mondiale, il boulevard era un deserto di macerie, con l’eccezione dello Stadtschloss. Nel 1950, però, Walter Ullbricht, l’allora Segretario generale del comitato centrale del Sozialistische Einheitspartei Deutschlands (SED) (Partito Socialista Unificato di Germania), decise di far saltare in aria e di far demolire lo Stadtschloss in quanto simbolo dell’assolutismo prussiano. Gli altri edifici ancora esistenti sono stati ricostruiti poco alla volta. Gli effettivi lavori edilizi, tuttavia, sono iniziati nel 1958. Sono stati realizzati edifici tipici degli anni ’60 con facciate uniformi. Al posto dello Stadtschloss venne messo il Palazzo della Repubblica, che in seguito alla svolta venne chiuso e demolito a causa di una contaminazione di amianto.

Dalla caduta del Muro, sono stato restaurati e riedificati molti edifici. Il Lustgarten, per esempio, che prima fungeva da piazza per sfilate, è stato riorganizzato in un’area verde ispirata ai progetti di Lenné.

Porta di Brandeburgo

Dall’epoca della rivoluzione francese a oggi: la Porta di Brandeburgo ha molte cose da raccontare.
La Porta di Brandeburgo è il simbolo di Berlino. È stata al centro di vittorie, sconfitte e sconvolgimenti politici, dalle guerre napoleoniche attraverso le guerre mondiali, il nazismo, la guerra fredda fino alla riunificazione della Germania. In queste due pagine si racconta la sua storia.

Alla fine del ‘700, quando la Prussia, con la sua capitale Berlino, era al culmine del suo potere la porta di Brandeburgo si presentava così come si vede a sinistra: un piccolo posto di controllo che non faceva assolutamente capire che si stava entrando in una delle metropoli dei grandi poteri europei.
L’architetto Langhans, incaricato dal re della Prussia a costruire una nuova porta più grande e più rappresentativa era ispirato dalle idee dell’illuminismo: prese come modello i templi dell’acropoli di Atene (a destra). La nuova porta non doveva chiudere la città, ma tenerla aperta e far entrare lo spirito democratico dell’antica Grecia. La porta fu inaugurata nel 1794, pochi anni dopo la rivoluzione francese.
Pochi anni dopo, nel 1806, Napoleone conquistò l’Europa e anche la Prussia dovette cedere al suo potere. A sinistra si vedono Napoleone e i soldati francesi che attraversano la Porta di Brandeburgo. Napoleone sapeva come rendere le sue vittorie ancora più gloriosa: tolse la quadriga (che rappresenta la dea della vittoria con quattro cavalli) dalla cima della Porta di Brandeburgo e la portò come trofeo a Parigi.
La sconfitta sul campo di battaglia era dura, ma ancora sopportabile. Ma togliere alla capitale della Prussia la quadriga, il suo simbolo, fu percepita dalla popolazione di Berlino come una umiliazione ancora più forte. Così, la gioia era enorme quando, nel 1806, dopo la sconfitta di Napoleone, la quadriga fu riportata da Parigi a Berlino e rimessa nel suo posto (vedi il quadro a destra).
Da quel momento, la Porta di Brandeburgo, divenne un luogo carico di simbolismo e di ideologie. Dopo l’unione della Germania nel 1871, fu l’imperialismo tedesco ad impossessarsi del luogo: lo fece diventare il posto preferito per innumerevoli parate militari (vedi la foto a sinistra). Solo l’imperatore e la sua famiglia avevano invece il permesso di attraversare il passaggio centrale della porta.

Dopo la vittoria nella battaglia di Sedan, nella prima guerra mondiale, l’imperatore fece appendere questo striscione alla Porta di Brandeburgo: “Welch eine Wendung durch Gottes Führung” (Che svolta, grazie alla guida di Dio). Un trionfo prematuro: alla fine la Germania fu sconfitta, l’imperatore era costretto a dimettersi e la Germania divenne una repubblica. Dopo il breve intermezzo democratico della Repubblica di Weimar (1919-1933) Hitler arrivò al potere e cominciò subito a trasformare la Germania in un paese capace di affrontare la sua folle guerra che doveva portare la “razza ariana” alla guida del mondo.

Nella foto di sopra si vede un altro striscione appeso alla Porta di Brandeburgo, questa volta dai seguaci di Hitler, che doveva esprimere la cieca fiducia del popolo tedesco in Hitler: “Führer befiehl, wir folgen!” (Ordina, Führer, noi seguiamo!). Una fiducia che doveva costare, solo ai tedeschi, 6,3 milioni di morti. A tutto il mondo invece più di 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti

 
   
     

Appena finita la guerra che gli alleati avevano combattuto insieme contro la Germania scoppiò la Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti che si sarebbe trascinata in forme più o meno aspre fino agli anni ottanta. E al centro della Guerra fredda c’era Berlino, la città divisa in due.

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Un anno dopo la riunificazione, avvenuta il 3 ottobre 1990, il Bundestag (parlamento federale) scelse il Reichstag come sede parlamentare della capitale della Germania unita. Fu quindi avviato un restauro completo e spettacolare dell’edificio realizzato nel 1894 dall’architetto Paul Wallot e il 19 aprile 1999 il palazzo, splendidamente restaurato da Sir Norman Foster, accolse la prima riunione del nuovo parlamento. La prima pietra del Reichstag, l’edificio destinato a ospitare il parlamento dell’impero, fu posata nel 1884, dopo il conseguimento dell’unità nazionale e la nascita dell’Impero Tedesco, o Reich (1871). Sotto lo sguardo attento del Kaiser Guglielmo II di Prussia, Paul Wallot – che nel 1882 si era aggiudicato il concorso per la realizzazione dell’edificio – diede forma a un edificio che univa motivi rinascimentali e classici, come la facciata con avancorpo e colonnato e la moderna cupola in vetro e acciaio. La grandiosità dell’edificio era accentuata proprio dall’avancorpo, sormontato da un timpano e con un’ampia scalinata davanti, salendo la quale si raggiungeva il grande portale d’ingresso. Complessivamente, l’edificio era costituito da quattro ali e due cortili interni, con un gran salone per le sedute plenarie. A 75 metri d’altezza, sulla cupola, spiccava la corona imperiale. Paradossalmente, subito dopo la sua costruzione, l’edificio fu criticato perché l’entrata si trovava “dalla parte sbagliata”: verso ovest, dando così le spalle al palazzo imperiale e a quello che nel 19° secolo era il centro della città. La famosa iscrizione “Dem Deutschen Volke” (al popolo tedesco), un’aggiunta di Peter Behrens del 1916, troneggia ancora sul monumentale ingresso. Nel corso del Novecento il Reichstag fu più volte danneggiato. L’incendio del 1933 distrusse quasi interamente la sala plenaria e nel 1954 si rese necessaria la demolizione della cupola. Dopo i restauri, realizzati da Paul Baumgarten e completati nel 1961, il palazzo fu utilizzato come sede del parlamento di Berlino ovest e come spazio espositivo. Si trovava allora a ridosso del Muro, a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo. Dopo la riunificazione e il trasferimento del parlamento da Bonn a Berlino, fu necessario modernizzare la fatiscente struttura. L’architetto britannico Sir Norman Foster fu incaricato di realizzare la ciclopica opera di conversione, che fu motivo di forti controversie soprattutto quando il suo progetto iniziale, che prevedeva la realizzazione

di una sorta di baldacchino a copertura dell’intero edificio, fu scartato nel 1995. Il parlamento federale approvò invece un progetto più conservativo che comportava la ricostruzione della cupola originale, rivisitata in chiave moderna. La nuova cupola, detta anche “lanterna”, con il suo cono centrale, è una struttura tecnologicamente avanzata, in grado di riflettere e ottimizzare la luce naturale e di controllare la penetrazione del calore. Di notte riflette all’esterno la luce interna, dando così modo ai berlinesi di sapere se il Bundestag è riunito. Per questi motivi la cupola è forse l’elemento visivamente e tecnicamente più sorprendente dell’edificio. Sul tetto sono sistemati pannelli solari che alimentano il sistema di ventilazione dell’aria. L’elettricità è ricavata invece bruciando olio vegetale, mentre il calore in eccesso è deviato in un bacino d’acqua sotto l’edificio, utilizzato d’inverno per il riscaldamento. Il Reichstag è stato più volte il palcoscenico di eventi fondamentali della storia tedesca, come la proclamazione della Repubblica (1918) – da parte del socialdemocratico Philipp Scheidemann – dopo l’abdicazione del Kaiser Guglielmo II e la fine della monarchia. Nel 1933 il Reichstag fu incendiato, evento che diede a Hitler il pretesto per dichiarare lo stato d’emergenza. La fine della Seconda guerra mondiale, nel maggio del 1945, fu immortalata dalle immagini del fotografo della TASS Yevgeny Khaldei, che mostravano i soldati dell’Armata Rossa che brandivano eroicamente la bandiera con la falce e il martello sul parapetto pericolante dell’edificio; l’immagine si rivelò poi un falso, frutto di un fotomontaggio realizzato settimane più tardi e arricchito di nubi e fumo per dare all’insieme un tocco di spettacolarità. Qui, il 3 ottobre 1990, si tenne la cerimonia ufficiale della riunificazione della Germania. Nel 1995, invece, milioni di persone affluirono a vedere il palazzo “impacchettato” in tela argentata dall’artista di origini bulgare Christo e dalla moglie Jeanne-Claude, noti per le loro effimere opere su monumenti e paesaggi. La magia dell’opera, che rendeva ancora più evidenti le forme e le proporzioni del palazzo, durò due settimane. Dopo iniziarono i lavori di restauro. La visita del Reichstag è un must. I visitatori possono salire in cima al palazzo e raggiungere la terrazza panoramica, da dove si gode una spettacolare vista sul parco del Tiergarten e sull’intera città e si può meglio apprezzare la cupola e il suo “light sculptor”, il cono di luce che la attraversa. L’ascensore che porta alla cupola è in funzione dalle 8:00 alle 22:00 mentre la piattaforma panoramica resta aperta fino alle 24:00. Ci sono spesso file all’ingresso principale per accedere agli ascensori, mentre un ingresso speciale è riservato a persone con disabilità, a chi ha una prenotazione al ristorante o a chi è accompagnato da bambini piccoli. Il personale indirizza con cortesia i visitatori nella giusta direzione.

Il quartiere di Charlottenburg è l’anima di Berlino, la sua parte più elegante e cosmopolita. Si trova a ovest del parco Tiergarten ed è bagnato dal fiume Sprea e dal Landwehrkanal.

Lo Schloss Charlottenburg era la maestosa residenza estiva dei re di Prussia e nelle storiche strade del quartiere, come la Kurfurstendamm (o Ku’damm come solitamente viene chiamato), i turisti adorano passeggiare, tra importanti ristoranti, negozi e gallerie d’arte.

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Costruito nel 1699 da Federico III come residenza estiva per la consorte Sofia Carlotta, questo splendido palazzo, che è il più grande di Berlino, è incorniciato da un giardino barocco. L’interno ospita la più importante collezione di pittura francese del Settecento al di fuori della Francia. È possibile visitare il Palazzo Antico (con le sue stanze barocche, gli appartamenti reali, la collezione di porcellane cinesi e giapponesi, le argenterie) e l’Ala Nuova, con gli eleganti arredi e decori in stile rococò voluti da Federico il Grande (Federico II di Prussia). Il complesso è stato ampliato diverse volte, con l’aggiunta di una torre sormontata da una cupola e da una statua della dea Fortuna, di alcune ali laterali, del giardino d’inverno e della sala per il tè Belvedere, che oggi è un museo della porcellana. Meritano una visita anche il mausoleo della regina Luisa di Prussia e il padiglione Schinkel, costruito come residenza estiva per Federico Guglielmo II.

Il palazzo fu gravemente danneggiato durante la Seconda guerra mondiale e fu poi ricostruito a partire dagli anni Cinquanta. L’ex teatro del palazzo ospita oggi il Museo della preistoria e dell’antichità, che custodisce tesori provenienti dai famosi scavi di Troia eseguiti da Schliemann nell’Ottocento. I biglietti per ciascun museo sono venduti separatamente, mentre nel parco l’accesso è libero. Nell’Ala Nuova sono anche disponibili audio guide.

Di fianco al palazzo, il bar-ristorante Kleine Orangerie ha un atrio luminoso e posti a sedere all’aperto nella bella stagione; è un luogo ideale per una breve sosta o per un pranzo. Nell’edificio più grande, la Grosse Orangerie, da aprile a ottobre vengono organizzati concerti di musica classica e concerti di musiche del Seicento e del Settecento eseguiti da orchestrali in abito d’epoca.

Museumsinsel

Museumsinsel, l’isola dei musei, è il cuore di Berlino ed è uno dei complessi museali più importanti del mondo. In quest’isola, tra il fiume Sprea e il canale Kupfergraben, si trovano ben cinque grandi musei di fama mondiale e, nel 1999, Museumsinsel è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Altes Museum, Neues Museum, Alte Nationalgalerie, Pergamonmuseum e Bode Museum sono delle vere e proprie stanze del tesoro: le raccolte archeologiche e le prestigiose collezioni di opere d’arte svelano la storia e la bellezza di antiche civiltà, come quella mesopotamica, egizia, greca, romana, bizantina, islamica e medioevale.

Oltre ai cinque musei, sulla Museumsinsel si trovano anche il Berliner Dom, la bellissima cattedrale di Berlino, il Palast der Republik, il palazzo della Repubblica dalla magnifica facciata di vetro color rame, il palazzo dell’ex Staatsrat, l’ex Consiglio di Stato e la Biblioteca degli archivi municipali, presso Fischerinsel, l’isola dei pescatori, l’autentico nucleo della città di Berlino. L’isola dei musei si raggiunge attraversando lo Schlossbrucke, il ponte del castello ornato di statue.

Pergamon Museumpergamon_museum_berlin_218592

Il Museo di Pergamo, famoso in tutto il mondo per la sua collezione archeologica, è una delle attrazioni più popolari della città. Situato all’interno dell’Isola dei musei, comprende tre diverse realtà: la Collezione delle antichità classiche (in mostra anche nell’Altes Museum), il Museo delle antichità del vicino Oriente e il Museo di arte islamica. Il museo colpisce soprattutto per la monumentalità delle opere esposte al suo interno. Della Collezione delle antichità classiche fa parte l’altare di Pergamo, risalente al II secolo avanti Cristo e considerato uno dei principali capolavori di epoca ellenistica. Il fregio raffigura la battaglia tra dei e giganti.  La Porta di Mileto rappresenta invece un importante esempio di architettura Romana.  

Il Museo dell’antichità del vicino Oriente vanta forse la più ricca collezione di tesori provenienti da questa regione. È dominato dall’imponente ricostruzione della Porta di Ishtar, il grandioso portale interamente ricoperto con tasselli di ceramica blu, che nel VI secolo a.C. dava accesso alla città di Babilonia.pergamon_museum_berlin_germany

Le mura sono decorate con leoni, draghi e tori, i simboli delle principali divinità babilonesi. Sul fondo, attraverso una parete trasparente, i visitatori possono comprendere come è stato possibile ricostruire la grande struttura a partire da piccoli frammenti. Altri importanti elementi della collezione sono la facciata della sala del trono di re Nabucodonosor, la ricostruzione di un palazzo assiro del XII secolo a.C. e manufatti risalenti all’epoca della nascita della scrittura. Il Museo d’arte islamica nacque nel 1904 grazie alla donazione, da parte di Wilhelm von Bode, di una serie di preziosi tappeti provenienti da Iran, Asia minore, Egitto e Caucaso, che ancora rivestono un ruolo importante all’interno del museo. Altri elementi di spicco della collezione d’arte, che spazia dall’VIII al XIX secolo, sono la stanza di Aleppo, ovvero la vivace ricostruzione della camera di un mercante siriano della città di Aleppo nel XVII secolo, dipinta con versetti arabi e persiani e motivi di piante, creature mitologiche e figure umane. Il museo di Pergamo resterà aperto durante ogni fase della ristrutturazione attualmente in corso.

Il Neues Museum

Il museo che racconta la storia del mondo

Dopo 10 anni di ricostruzione il Neues Museum è tornato allo splendore originario: oggi è un museo degno di ospitare le favolose opere del del Museo Egizio, la Collezione dei Papiri, il Museo della Preistoria e diverse opere della Collezione di Antichità Classica.

Il Museo Egizio e La Collezione di Papiri

La collezione del Neues Museum è una delle più importanti del mondo. Tante le opere da vedere: tombe, busti, reperti di templi, anche se l’attenzione dei visitatori corre subito verso il busto della Regina Nefertiti, a cui è dedicata un’intera stanza del Livello 2. Il busto in pietra di Nefertiti fu creato intorno al 1340 a.C dallo scultore di corte Thutmose. L’opera d’arte, una delle più belle che l’Egitto antico ci ha lasciato, è arrivata intatta fino a noi senza essere mai stata toccata. I colori e gli stucchi sono originali e conferiscono al volto della regina un’espressione al di là del tempo. Si ritiene che il busto dovesse servire come modello per tutti gli artisti che volevano riprodurre il volto della regina. L’assenza dell’occhio sinistro, che l’artista non ha fatto in tempo a completare, non toglie nulla alla bellezza di questo volto.

 Tra gli oggetti del Museo Egizio che meritano una visita ci sono la scultura definita la “Testa verde di Berlino” e il “Volto della Regina Tiye“.

Una bellissima e affascinante panoramica sulla Preistoria europea che permette di scoprire oggetti di cui abbiamo sentito parlare solo nei libri di scuola: gli oggetti trovati da Schliemann a Troia, il teschio dell’Uomo di Neanderthal trovato a Le Moustier e lo spettacolare Cappello d’Oro dell’Età del Bronzo.

Informazioni per la visita al Neues Museum

Orari di apertura: il Neues Museum è aperto tutti i giorni dalle 10 del mattino alle 16.

Il giovedì, venerdì e sabato fino alle 20. Costo del biglietto: 10 €

Berliner Dom

 

Il Duomo di Berlino, completato nel 1905, è il più grande luogo di culto protestante della città, luogo di sepoltura della famiglia reale prussiana degli Hohenzollern. Questo meraviglioso monumento, pomposo richiamo al Rinascimento italiano, ha unito per secoli la corte prussiana degli Hohenzollern al protestantesimo tedesco ed è stato più volte rimaneggiato, a partire dal Medioevo.

Dove oggi sorge il Duomo, infatti, già dal 1465 esisteva una cappella di Corte. La costruzione del Duomo iniziò invece nel 1747 e fu completata nel 1905 sotto il Kaiser Guglielmo II. Gravemente danneggiato durante la guerra, l’edificio rimase chiuso durante gli anni della Repubblica Democratica e fu riaperto solo nel 1993, a seguito dei restauri. La “vecchia” cattedrale del Lustgarten fu costruita tra il 1747 e il 1750, all’epoca di Federico il Grande (1740-1786), sotto la direzione di Johann Boumann, che realizzò un monumento barocco, coerente con il progetto di Knobelsdorff. Tra il 1817 e il 1822 l’edificio fu rimaneggiato dall’architetto Karl Friedrich Schinkel, pur conservando una certa somiglianza con lo stile alto-rinascimentale della cattedrale romana di San Pietro. Infine, nel 1885 , Julius Raschdorff presentò a Federico Guglielmo IV un progetto che mirava a “riconciliare” i diversi stili. Quando, nel 1888, salì al trono Guglielmo II, questi autorizzo la demolizione della “vecchia” cattedrale, dando il via, nel 1893, alla realizzazione della grandiosa struttura che vediamo oggi. Gravemente danneggiato durante la guerra, il Duomo è rimasto chiuso fino al 1993, mentre i restauri sono proseguiti fino al 2006, quando sono stati resi visibili anche gli otto mosaici della cupola. La struttura esterna della cupola è stata ricostruita, con alcune semplificazioni, tra il 1975 e il 1982. Durante gli anni della divisione, i parrocchiani – oltre 12,000 nel diciannovesimo secolo – furono ripartiti tra due diverse parrocchie. Solo nel 1980 fu di nuovo possibile celebrare qui le messe, i battesimi e i funerali. Nella cripta del Duomo è sepolta la famiglia reale degli Hohenzollern (oltre 90 tra tombe e sarcofagi). Tra questi spiccano i monumenti funerari dei re prussiani; quelli di Federico I e della sua seconda moglie Sofia Carlotta, ricoperte da un bagno d’oro, sono opera di Andreas Schlüter. Tra le altre opere d’arte merita attenzione la fonte battesimale di Christian Daniel Rauch e il mosaico di Pietro di Guido Reni. L’organo, con oltre 7000 canne, è uno dei più grandi del Paese. Salendo i 270 gradini che portano alla galleria panoramica, a 114 m d’altezza, è possibile godere della vista su Mitte e apprezzare da vicino le decorazioni che rievocano eventi del Nuovo Testamento e del periodo della Riforma. Nel duomo si tengono anche concerti e incontri. Sono disponibili audioguide in tedesco, inglese, italiano e spagnolo (il cui prezzo è compreso nel biglietto d’ingresso) e visite guidate.

Trasporti

Rete berlinese diS-Bahn e U-Bahn

Berlino ha una rete di trasporti pubblici estesa e molto funzionale. Anche il traffico privato è molto scorrevole. Il sistema di trasporto pubblico si articola in diversi mezzi, fra essi complementari, tutti gestiti dalla BVG (Berliner Verkehrsbetriebe Gesellschaft) ad eccezione della S-Bahn, comunque integrata in un sistema tariffario unico.

S-Bahn ed U-Bahn La rete ferroviaria metropolitana si articola su due reti (S- ed U-Bahn) che insieme coprono capillarmente la superficie cittadina. Successivamente alla riunificazione della città (1990) i lavori di ricucitura della rete furono completati in pochi anni.

  • La S-Bahn è un servizio ferroviario suburbano, prevalentemente di superficie, con tracciati spesso paralleli (ma autonomi) a quelli delle ferrovie nazionali della Deutsche Bahn. La rete, composta da 15 linee (di cui due circolari, le Ringbahn), fra loro sovrapposte nelle tratte centrali, copre tutta la città ed i dintorni: fra le città servite vi sono Potsdam, Strausberg, Oranienburg, Bernau e Königs Wusterhausen. La compagnia che la gestisce è la S-Bahn Berlin GmbH, parte del gruppo Deutsche Bahn. La sua storia inizia nel 1882, con l’inaugurazione della Stadtbahn, per poi incrementare il suo sviluppo con l’elettrificazione, a partire dalla metà degli anni venti.
  • La U-Bahn è la metropolitana, prevalentemente sotterranea e costituita da 10 linee: U1, U2, U3, U4, U5, U6, U7, U8, U9 e U55. La rete, sviluppatasi a partire dal 1902, è una delle più antiche del mondo, dopo quella di Londra, Budapest e Glasgow. È gestita dalla compagnia cittadina BVG ed è particolarmente sviluppata nelle zone centro-occidentali della città. Sono allo studio numerosi progetti di espansione, tra cui il prolungamento della U5 verso la stazione centrale, parzialmente realizzato. Il principale dei problemi nei ritardi dell’ampliamento della rete è comunque dovuto alla situazione finanziaria del comune.berlino-metro

Tram, autobus e traghetti

  • La rete tranviaria berlinese conta 22 linee urbane (quasi tutte nella zona orientale) e 2 extraurbane (verso Schöneiche, Rüdersdorf e Woltersdorf). La rete occidentale venne soppressa negli anni cinquanta e sessanta; di essa è stata ricostruita una sola linea, che attraversa i quartieri di Gesundbrunnen e Wedding. Tuttavia la rete è continuamente interessata da vari e piccoli progetti di ampliamento, alcuni realizzati ed altri allo studio. Inoltre nel 2005 la rete venne completamente riorganizzata con l’istituzione delle linee MetroTram (M).
  • Gli autobus contano un’estesissima rete, composta da linee ordinarie (Bus), MetroBus (M) ed espresse (X). Vi sono poi le linee notturne (N).
  • I traghetti di servizio pubblico contano 10 linee, tutte periferiche, che attraversano la Sprea ed altri fiumi e laghi. Sono concentrate a sud-est (Treptow-Köpenick), ma la linea più lunga si trova nella zona sud-occidentale, tra Wannsee e Kladow.

 

Berlino nei film

Piazza Gendarmenmarkt, il ponte Oberbaumbrücke, la via Friedrichstraße, la Staatsbibliothek (“Biblioteca di Stato”): tutti questi luoghi hanno fatto già da sfondo a numerosi film. Non sempre, però, questi posti si potevano riconoscere come località berlinesi: essi, infatti, sono stati trasformati in borse londinesi (Il giro del mondo in 80 giorni), in strade di Mosca (The Bourne Supremacy) oppure in café parigini (Inglourious Basterds, “Bastardi senza gloria”). Il ponte Oberbaumbrücke, tra il quartiere di Kreuzberg e di Friedrichshain, era parte del percorso del film Lola rennt (“Lola corre”), lungo il quale Franka Potente corre a perdifiato. Nel thriller attuale Unknown (“identità sospette”), il taxi guidato da Diane Kruger si precipita dal ponte Oberbaumbrücke nel fiume Sprea. In questa pellicola si svolge anche un inseguimento in auto per la via Friedrichstraße e si verifica un’esplosione nel lussuoso hotel Adlon. Si presenta con una carica esplosiva anche The International diretto da Tom Tykwer, la cui prima scena è ambientata alla stazione centrale. Per questo thriller finanziario, il complesso di edifici Sonycenter situato a Potsdamer Platz è stato trasformato nella sede di una banca di Bruxelles.

Nel film Der Himmel über Berlin (“Il cielo sopra Berlino”),  l’angelo Bruno Ganz è seduto sulla colonna trionfale e domina con lo sguardo sulla Berlino ancora divisa; la scena iniziale incisiva si svolge nella Staatsbibliothek (“Biblioteca di Stato”) nella zona del Tiergarten. Nel 2005 le profondità misteriose del giardino zoologico e la Potsdamer Platz hanno fatto da sfondo a Gespenster (“Ghosts”) di Christian Petzold.

La commedia berlinese diretta da Billies Wilder Uno, due, tre! è ambientata all’aeroporto di Tempelhof e alla Porta di Brandeburgo che, tuttavia, si è dovuta riprodurre a Monaco a causa della costruzione del muro. Nella via Wedekindstraße, nel quartiere Mitte, si trova l’appartamento dello scrittore protagonista del film Das Leben der Anderen (“Le vite degli altri”). Il film nominato all’Oscar diretto da Florian Henckel von Donnersmarck si ambienta nella Berlino ai tempi della DDR. In questa pellicola, anche il Volksbühne (“teatro popolare”) e l’ex libreria Karl-Marx-Buchhandlung sono stati luoghi delle riprese.

La celebre gita in barca dal film Die Legende von Paul und Paula (“La leggenda di Paolo e Paola”) ha reso la baia di Rummelsburg così famosa che il tratto di sponda è stato ribattezzato “riva di Paolo e Paola” e vi è stata collocata una panchina per gli innamorati. Il parco dei divertimenti chiuso Spreepark costituisce la cornice perfetta per l’ambiente tenue e fiabesco del film Wer ist Hanna? (“Hanna”).

Berlino: I Migliori 5 Ristoranti Economici in Cittá

LEMONGRASS (Friedrichshain)

Solo due parole su Friedrichshain.

Zona adiacente alla piú rinomata Kreuzberg, dalla caduta del muro, come molte altre zone di Berlino Est, anche Friedrichshain è diventato un quartiere giovane e dinamico frequentato da artisti e studenti e questo ha contribuito a mantenere i prezzi degli affitti e della vita in genere alla portata di tutti.

Qui troverete Lemongrass un ristorante Thailandese di qualitá ed economico binomio che contribuisce al fatto che sia sempre molto affollato unica pecca del posto.

Il menu propone classici piatti della tradizione Thai potrete scegliere perció tra vari tipi di curry, zuppe o noodles.

La cucina asiatica offre un’ampia scelta di piatti vegetariani perció se lo siete Lemongrass potrebbe decisamente fare al caso vostro.

Consiglio di cercare di prendere un posto nei tavolini fuori, soprattutto in questa stagione vi godrete la vostra cena e nello stesso tempo potrete dare uno sguardo al via vai di persone eccentriche che frequentano Friedrichshain.

il conto? se farete i bravi col bere non piú di €10.

FREISCHWIMMER(Vor dem Schlesischen Tor 2a, 10997- Kreuzberg)

siete venuti a Berlino ed ovviamente vorrete anche assaggiare la tipica cucina tedesca.

Questo è il ristorante giusto, cucina assolutamente tradizionale a prezzi assolutamente non turistici.

Freischwimmer è situato a Kreuzberg e perció vale lo stesso discorso fatto per Friedrichshain:

Altro vantaggio del ristorante è la posizione con vista sul canale, cercate perció di sedetevi all’aperto: a Belino non ci sono le zanzare!!!

Passando al menu troverete tradizionali piatti tedeschi dai nomi impronunciabili ed ovviante anche una selezione di Wrust le immancabili salsicce, ottime ma per i wrust vi diró di seguito il posto migliore di Berlino dove mangiarli qui vi consiglio di ordinare qualcos’altro.

Provate per esempio dei deliziosi Schnitzel con patate in padella.

Gli Schnitzel sono praticamente delle scaloppine di maiale impanate (tipo cotoletta alla milanese) solitamente serviti con dei dadini di patate spadellate con rosmarino e pepe.

spendendo circa €15/18.

Il Casolare Trattoria (Grimmstr. 30, 10967)

Se non potrete veramente fare a meno di un po’ di buona a casereccia cucina italiana andate far visita ai ragazzi del Casalore.

Questa trattoria/pizzeria è un vero e proprio pezzo d’Italia nel bel mezzo di Kreuzberg.

Vi accorgerete appena entrati che tutti parlano la nostra lingua e la maggior parte della clientela è italiana.

Siamo tutti italiani perció non mi dilungo sul menú che é lo stesso che potrete trovare in una qualsiasi trattoria in Italia.

I gestori del Casolare sono del Sud perció un occhio di riguardo è riservato alla splendida tradizione culinaria del nostro Meridione.

Io personalmente consiglio di prendere una pizza almeno da dividere, posso dire, senza paura di essere smentito, che è la miglior pizza di Berlino ed anche meglio di molte pizzerie in Italia.

I camerieri sono molto gentili e sempre pronti a dare consigli, soprattutto sul vino.

Il prezzo?

difficilmente pagherete piú di €20.

Nil Sudanese Imbiss (Grünberger Str. 52, 10245)

Il ristorante è piccolo con dei posti all’interno e dei posti fuori.

La cucina è tradizionale sudanese.

Vi sará servita per esempio la sorba una zuppa di verdure con carote, cipolle, cavolo, fagiolini burro di arachidi e succo di limone e del riso bollito o altri piatti tipici a base di manzo e pesce, ovviamente non è servita carne di maiale.

L’atmosfera a Nil Sudanese Imbiss é molto gioviale e rilassata grazie alla gentilezza dei camerieri sempre sorridenti.

Il ristorante è molto rinomato a Kreuzberg oltre che per l’ottimo cibo e l’altrettanto ottimo servizio, per il prezzo.

sará difficile arrivare a spendere €10.

CURRY 36 (Mehringdamm 36, 10961)

Per ultimo un posto che non é un vero e proprio ristorante ma un luogo dove non si puó non mangiare prima di andar via da Berlino.

Appena fuori dall’uscita del metro di Mehringdamm inizierete giá a vedere la coda di persone che sia affolla davanti a questa specie di chiosco.

A Curry 36 non avrete l’imbarazzo della scelta perché l’unica cosa che potete ordinare sono i tradizionali wrust che non avrete mai mangiato buoni come qui.

Potrete scegliere tra i 3/4 tipi tradizionali di wrust anche se, quello al curry, è decisamente la specialitá della casa.

In modo un po’ spartano il vostro wrust sará tagliato a pezzi e servito in una vaschetta con crauti (deliziosi) e patate (non sono mai abbastanza), l’unica cosa che dovrete fare è aggiungerci senza timidezza una bella spruzzata di senape.

Difficilmente, divorato il primo, non ordinerete il secondo anche perché grazie al prezzo (€3) potrete permettervelo.

Andare via da Berlino senza aver mangiato da curry wrust è come andare a Napoli senza mangiare una pizza!!

Cioccolateria “Fassbender und Rausch”

Il cioccolato tradizionale viene venduto anche in forme un po’ diverse, come, per esempio, a forma di Brandenburger Tor, Gedächtniskirche (Chiesa della Commemorazione) e Reichstag. La grande casa del cioccolato produce inoltre tutto quello per il quale vale la pena fare un peccato di gola. Si trovano qui anche i banchi di tartufo e di cioccolatini più lunghi d’Europa. Il ristorante connesso offre specialità raffinate a base di cioccolata e intrattiene grazie ad uno stravagante spettacolo al quale assistere mentre si cena.

 

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